Riunioni di lavoro tra insegnanti
di Nicoletta Frontani

Un insegnante si è chiuso la porta dell’aula alle spalle, ha lasciato il mondo fuori. Finalmente è nella sua classe, con i suoi alunni, parla dei suoi argomenti, nel modo migliore, il suo.

Nell’opinione comune, il lavoro degli insegnanti consiste precipuamente e si esaurisce nella gestione della classe. In realtà nessuna attività attinente l’ambito pedagogico, può essere gestita individualmente ma ha necessariamente bisogno di un gruppo che collabori. Per quanti sforzi possa fare, un singolo insegnante non potrà mai da solo raggiungere gli obiettivi formativi che si è posto, ha bisogno dell’aiuto dei colleghi se vuole effettivamente incidere sulla formazione dei suoi alunni.
La collaborazione è quindi un obiettivo primario da perseguire poiché se lo staff didattico funziona, sul piano umano e professionale, l’intera classe trae dei benefici ed è più disponibile all’ascolto ed alla cooperazione.
Inoltre, dato non irrilevante, lavorare insieme è uno dei rimedi migliori per vivere con minor stress e maggiore soddisfazione un lavoro fortemente ansiogeno come quello dell’insegnante.

Gli incontri di lavoro fra insegnanti sono numerosi e possono essere così classificati
Istituzionali (indicate dalla normativa in materia di Organi collegiali)

  • Collegio dei docenti
  • Consigli di classe
  • Consiglio d’istituto

Organizzativi (indicati dal collegio dei docenti per impostare l’attività didattica e formativa)

  • Riunioni per discipline ( per individuare gli obiettivi e gli strumenti didattici comuni ai docenti di una stessa disciplina)
  • Riunioni per aree disciplinari (per individuare obiettivi e strumenti didattici trasversali a discipline affini)
  • Riunioni per Commissioni (per impostare, realizzare ed organizzare progetti curricolari ed extracurricolari, es.teatro, cinema, giornale scolastico, laboratori…..)

Spontanei ( affidati alla libera iniziativa di docenti )

  • Scambi di opinione sugli alunni e sulla classe.
  • Scambi di idee su un problema o un progetto didattico
  • Elaborazione di un progetto
  • Discussioni relative ad attività di aggiornamento
  • Scambi relativi al vissuto di insegnante
  • Scambi relativi al vissuto personale

Da questa classificazione si può evincere che una parte rilevante del lavoro dell’insegnante, quello della programmazione e della organizzazione, avviene fuori dalla classe.
Questi momenti sono molto delicati perché misurano il livello di collaborazione del gruppo, inoltre costituiscono il banco di prova della capacità gestionale del dirigente scolastico.
Fermo restando il fatto che nei gruppi non è possibile applicare uno schema troppo rigido di rapporto causa-effetto, tuttavia è ragionevole affermare che, come in una classe l’insegnante è responsabile del livello di interazione degli alunni, così il dirigente scolastico è responsabile del livello di collaborazione degli insegnanti.
Tutti gli incontri presentano il rischio di frenare ogni forma di comunicazione e collaborazione, se entrano in gioco fattori di ostacolo quali ad esempio la disorganizzazione, la scarsa fiducia reciproca, la povertà delle risorse, i conflitti che inevitabilmente si generano, la scarsa distribuzione delle responsabilità gestionali, la tendenza a moderare le tendenze estreme a favore del conformismo. A questi ostacoli esterni si aggiungono quelli legati a dinamiche più profonde generate da spinte irrazionali ed emotive.
Negli incontri che abbiamo definito istituzionali il rischio è maggiore poiché più complessa è la componente che vi prende parte, al rapporto con i colleghi si aggiunge quello con il Dirigente, con i genitori, gli alunni, il personale amministrativo. Spesso in queste situazioni prevale un atteggiamento difensivo che ostacola molto la comunicazione.
Gli incontri di carattere organizzativo, non sono esenti dal pericolo di riprodurre, in parte, le stesse dinamiche presenti in quelli più ufficiali, tuttavia determinano una partecipazione più qualificante ed incisiva sul piano didattico. Anche gli incontri spontanei hanno una forte incidenza educativa, la qualità della comunicazione consentire all’insegnante di svestire i panni del proprio ruolo e della propria disciplina gettando le basi per collaborazioni fattive.

Alcune, provvisorie, osservazioni:

  • Il rischio di parlarsi senza comunicare, è minore quando il gruppo di lavoro è più ristretto e motivato, anche coloro che non intervengono mai trovano la forza per vincere la propria riservatezza ed esprimersi con maggiore tranquillità. Il ruolo del dirigente scolastico e del suo staff in tali dinamiche non è affatto secondario, in qualche caso è condizionante: durante le riunioni ufficiali può essere vissuto come elemento che frena la libera circolazione delle idee, in una riunione non gerarchizzata si ha maggior coraggio, il controllo linguistico è minore e, anche se alcuni docenti assumono la funzione di coordinare il lavoro, dal punto di vista relazionale ci si sente su un piano maggiormente paritetico.
  • Altro elemento importante è rappresentato dall’oggetto della discussione: se l’argomento è concretamente legato alla pratica didattica, la discussione è maggiormente comunicativa, si ha una maggiore disponibilità all’ascolto, si cercano soluzioni concrete per problemi che, affrontati individualmente, risulterebbero irrisolvibili.
    L’interesse e la partecipazione infine crescono proporzionalmente alla possibilità di utilizzare la propria creatività (aspetto non secondario della professionalità docente ma in gran parte mortificato nella nostra scuola) o di trasferire in ambito scolastico competenze ed interessi diversi da quelli strettamente disciplinari: la partecipazione a progetti ed iniziative comuni relative a teatro, cinema, giornalismo, musica o in genere ad ambiti diversi da quelli rigorosamente curricolari, dimostrano come gli insegnanti sappiano relazionarsi costruttivamente tra loro ai fini di un obiettivo comune.