“Sii perfetto”: ecco uno di quegli ordini ai quali è consigliabile disobbedire. La psicologia transazionale di Eric Berne ci dà modo di riconoscerli, e di aiutare gli alunni a liberarsene.

INDIVIDUARE GLI “ORDINI” INDICATI DALLA PSICOLOGIA TRANSAZIONALE
ED INVITARE GLI ALUNNI A LIBERARSENE
Gruppo di studio del Liceo Russell di Roma (1)

La psicologia transazionale di E. Berne rileva che le persone spesso tendono a mettere in atto comportamenti suggeriti da pressanti sollecitazioni ricevute fin dall’infanzia; gli “ordini” sono, in estrema sintesi:
1. sii compiacente
2. sii forte
3. sii perfetto
4. sbrigati
5. tenta disperatamente

Questi comportamenti errati non dovrebbero sfuggire ad una attenta osservazione dell’insegnante, il quale, dopo averli individuati, dovrebbe aiutare gli studenti a liberarsene.

UN CASO ESEMPLARE
Osserviamo il caso esemplare seguente.
**** è un’allieva molto brava e studiosa; è un po’ timida e si trova a suo agio soprattutto nel piccolo gruppo di amiche che si è creato, dal quale si allontana raramente per stringere altre amicizie significative. Recentemente la famiglia ha esposto agli insegnanti il problema della figlia: dopo un periodo di depressione, **** è scivolata nell’anoressia.
In classe i compagni si accorgono del problema: **** è ormai ridotta a uno scheletro e nessuno l’ha mai vista mangiare neanche una caramella durante le ore di lezione. Anche le insegnanti sono fortemente preoccupate, ma si esita un po’ ad intervenire per mancanza di indicazioni da parte della famiglia. Il rendimento della ragazza, tra l’altro ha una certa flessione, anche se si mantiene nel complesso buono.
E’ certo, però, che la mancanza di energie produrrà danni sempre maggiori se non si farà qualcosa. Una delle insegnanti informate del problema decide di intervenire: con molta delicatezza e prendendo il discorso alla lontana inizia in classe una conversazione sull’argomento. Le ragazze esprimono il loro punto di vista ed affermano di voler sostenere la compagna in difficoltà. ***** ovviamente evita di partecipare alla discussione, ma sa che ora non può più fare a meno di confrontarsi con il problema.
Si concorda che ****, la quale nel frattempo ha iniziato la terapia, venga tenuta sotto controllo con discrezione da compagni e insegnanti; sarà anche invitata ad uscire dal gruppetto consueto per avere scambi amichevoli anche con altri elementi della classe. Migliorando la relazionalità si spera di ottenere anche una crescita dell’autostima e del desiderio di uscire con le proprie forze dalla malattia, nonché una parziale regressione del rifiuto di cibo.
D’altra parte gli insegnanti apriranno con l’alunna altri canali di comunicazione, per facilitarla nell’esternazione dei suoi sentimenti e per insegnarle ad esplicitare le richieste di aiuto. Le viene spiegato anche che dovrà occuparsi del suo corpo, oltre che migliorare la sua mente attraverso lo studio, e che dovrà imparare a volersi più bene e ad accettarsi con i pregi e i difetti che le sono connaturati. ***** si rassicura un po’: ora è fiduciosa nelle possibilità di ripresa.

CONCLUSIONI
Nei comportamenti di ******, come in altri casi di anoressia, si vedono chiaramente operanti due “Ordini” Berniani > 1) sii forte 2) sii perfetto
Più volte la ragazza si vanta con le amiche di essere tanto forte da fare a meno anche del cibo, considerato come una debolezza da censurare, un elemento distraente. Tra l’altro ***** si propone di raggiungere grandi obiettivi e desidera assolutamente mantenere un rendimento brillante e al di sopra della media.
In teoria non vi è nulla di male se un’alunna desidera essere brava o non sta a rimpinzarsi ogni quarto d’ora di cibi pesanti e pasticciati; la caratteristica degli “Ordini”, però, com’è noto, è quella di rendere ossessivi e pericolosi questi atteggiamenti, sino al punto di rovinare per sempre le persone. Quando poi si tratta di soggetti in età evolutiva si sa che gli squilibri alimentari prolungati possono causare sensibili danni neurologici.
In questo caso, fortunatamente, anche la scuola non è rimasta a guardare, anzi si è attivata alacremente per un cambiamento positivo, facendo leva sulle capacità umane e sulla preparazione pedagogica degli insegnanti, sulla collaborazione richiesta e ottenuta con il gruppo-classe, per stabilire dinamiche relazionali positive e volte al benessere di tutti.

Gruppo di studio docenti del Liceo Russell

(1) Chi fosse interessato ad entrare in contatto con gli autori di questo articoli, può rivolgersi a Comunicascuola.it