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Le regole della comunicazione
di Patrizia Mattioli Lo studio della comunicazione può essere fatto partendo da diversi punti di vista. Sono numerosi i modelli…
di Patrizia Mattioli Lo studio della comunicazione può essere fatto partendo da diversi punti di vista. Sono numerosi i modelli teorici a cui i diversi studiosi fanno riferimento. Possiamo elencarne sei tra i più importanti: il modello matematico-cibernetico, il modello linguistico semiologico, il modello psicologico-sociale, il modello conversativo-testuale, il modello conversativo performativo, il modello pragmatico-relazionale. […]

di Patrizia Mattioli

Lo studio della comunicazione può essere fatto partendo da diversi punti di vista. Sono numerosi i modelli teorici a cui i diversi studiosi fanno riferimento. Possiamo elencarne sei tra i più importanti: il modello matematico-cibernetico, il modello linguistico semiologico, il modello psicologico-sociale, il modello conversativo-testuale, il modello conversativo performativo, il modello pragmatico-relazionale. Di questi approfondiremo soltanto l’ultimo che considera la comunicazione non soltanto come scambio di informazioni da un individuo a un altro, ma come dimensione significativa dell’esistenza umana che si sviluppa a partire dalle relazioni e interazioni degli esseri umani.

Il modello pragmatico-relazionale analizza la pragmatica della comunicazione, cioè gli effetti della comunicazione umana sul comportamento. Partendo dalle ricerche della cibernetica utilizza i concetti di modello omeostatico, di informazione, di retroazione, di ridondanza. Elaborato dagli studiosi del Mental Research Institute di Palo Alto, il modello pragmatico-relazionale considera il comportamento e la comunicazione come sinonimi. Tutto il comportamento, non solo le parole, i loro significati e le loro configurazioni, è comunicazione e tutte le comunicazioni influenzano il comportamento. Vengono considerati anche i segni di comunicazione inerenti il contesto in cui avviene la comunicazione. L’individuo va considerato all’interno della rete di relazioni in cui si trova, rete in cui le variazioni di un elemento si ripercuotono su tutti gli altri e viceversa secondo un dinamismo circolare: l’effetto della comunicazione su chi la riceve e l’effetto che la reazione di chi riceve ha su chi trasmette, sono eventi inscindibili. Il modello pragmatico-relazionale studia perciò il singolo soggetto e il sistema in cui convive focalizzando l’attenzione su ciò che accade nel qui ed ora. A questo punto di vista dobbiamo aggiungere la considerazione delle caratteristiche interiori dell’individuo (aspetto che per i teorici dell’orientamento pragmatico-relazionale ha meno valore nella spiegazione della condotta individuale), e il suo passato, ciò che ha portato quel determinato individuo ad essere così com’è in quella determinata situazione.

Secondo il modellom pragmatico-ralazionale, sii possono focalizzare alcune proprietà della comunicazione che hanno implicazioni fondamentali sul piano interpersonale:
– l’impossibilità di non-comunicare;
– i livelli comunicativi di contenuto e di relazione;
– la punteggiatura della sequenza di eventi;
– la comunicazione numerica e analogica;
– l’interazione complementare e simmetrica.

L’impossibilità di non-comunicare
Tutti i comportamenti che si manifestano nelle situazioni interpersonali di interazione tra due o più persone ha valore di messaggio, è una comunicazione. Il comportamento non ha un suo opposto, non esiste qualcosa che sia un non-comportamento, non è possibile non avere un comportamento, ne consegue che non si può non-comunicare.
L’attività o l’inattività, le parole o il silenzio hanno tutti valore di messaggio: influenzano gli altri e gli altri a loro volta non possono non rispondere a queste comunicazioni e in tal modo comunicano anche loro.
Due persone che salgono insieme in ascensore e durante il tragitto guardano fisso nel vuoto, si stanno comunicando il desiderio di non comunicare. Lo studente che se ne sta per conto suo in classe durante la ricreazione sta comunicando che non vuole parlare con nessuno e i suoi compagni in genere recepiscono il messaggio e lo lasciano stare. I messaggi inviati non corrispondono necessariamente ai messaggi ricevuti.

I livelli comunicativi di contenuto e di relazione
Ogni comunicazione comporta un impegno e definisce la relazione tra i comunicanti, contiene cioè due aspetti: un aspetto relativo al contenuto, cioè il significato dell’informazione contenuta in un messaggio, e un aspetto relativo alla relazione, cioè al modo in cui si deve assumere la comunicazione. E’ diverso per esempio dire “vi prego di fare silenzio per consentire il proseguimento della lezione” da “fate silenzio e seguite la lezione”. Anche se hanno più o meno lo stesso contenuto, le due frasi definiscono relazioni docente/allievi molto diverse tra loro. Questo aspetto della comunicazione è in genere meno consapevole.
Si ritiene che l’aspetto di contenuto e l’aspetto di relazione siano indirettamente proporzionali: più una relazione è spontanea e “sana” più l’aspetto relazionale della comunicazione rimane sullo sfondo e, al contrario più una relazione è disturbata più è caratterizzata da conflitti continui per definire la natura della relazione e l’aspetto di contenuto diventa sempre meno importante.

La punteggiatura della sequenza di eventi
Un’altro principio della comunicazione riguarda l’interazione tra i comunicanti, quella che è stata definita la “punteggiatura della sequenza di eventi”. Si tratta di modelli di scambio (su cui le persone coinvolte in una sequenza comunicativa possono concordare o meno), secondo i quali ad ognuno dei partecipanti sembrerà che l’uno o l’altro abbia l’iniziativa, ascendente, che si trovi in posizione di dipendenza e così via.
Tali modelli diventano poi regole contingenti che concernono lo scambio di rinforzo. Non è importante stabilire se la punteggiatura della sequenza di comunicazione sia buona o cattiva, ma sapere che essa organizza gli eventi comportamentali ed è quindi vitale per le interazioni in corso.
Per es. generalmente diamo il nome di leader a una persona che si comporta in un certo modo in un gruppo e chiamiamo seguace un’altra persona che si comporta nel modo opposto anche se è difficile dire quale dei due abbia iniziato per primo o quale sarebbe la posizione dell’uno se non ci fosse l’altro.
Molti conflitti di relazione sono dovuti al disaccordo su come punteggiare la sequenza di eventi. Prendiamo un insegnante e uno studente che hanno un problema di cui ciascuno ha la sua parte di responsabilità: lo studente affrontando lo studio in maniera insufficiente, l’insegnante comportandosi in maniera severa e criticando. Se spiegano il perché della loro condotta, lo studente afferma che non ha voglia di studiare perché l’insegnante ormai lo ha preso di mira e lo ha etichettato come svogliato, qualsiasi impegno scolastico sarebbe valutato in maniera insufficiente, l’insegnante invece considera questa spiegazione come una deformazione di ciò che succede realmente dal momento che lei si è fatta un’opinione negativa del ragazzo perché lui non ha voglia di studiare e critica lo studente per il suo scarso impegno.

La comunicazione numerica e analogica
Nella comunicazione umana possiamo fare riferimento agli oggetti in due modi: o rappresentarli con un’immagine, o dar loro un nome. Questi due modi di comunicare sono equivalenti ai concetti di analogico (l’immagine) e di numerico (la parola). Il rapporto tra nome e cosa nominata è un rapporto arbitrario, una convenzione semantica della lingua, senza alcuna ragione particolare per cui una determinata parola, per es. la parola gatto, denoti un particolare animale.
Nella comunicazione analogica c’è invece qualcosa che è specificamente simile all’oggetto in questione. Essendo molto più antica, ha un valore più ampio rispetto alla comunicazione numerica più recente astratta.
La comunicazione analogica è qualsiasi comunicazione non-verbale: le posizioni e i movimenti del corpo, i gesti, l’espressione del viso, le inflessioni della voce, come anche i segni di comunicazione presenti nel contesto in cui ha luogo un’interazione.
L’uomo sembra l’unico organismo che utilizza modalità analogiche e numeriche di comunicazione. Il linguaggio numerico ha permesso lo scambio di informazioni e la trasmissione di conoscenza nel corso del tempo, che altrimenti non sarebbero state possibili. C’è un settore però in cui contiamo quasi esclusivamente sulla comunicazione analogica ed è quello della relazione. Qui il linguaggio è pressoché privo di significato: si può dire qualsiasi cosa con le parole, ma è difficile sostenerla sul piano analogico se è una bugia.
Abbiamo detto che ogni comunicazione ha un piano di contenuto e uno di relazione e che nelle relazioni equilibrate e spontanee i due piani coesistono e sono reciprocamente complementari in ogni messaggio. L’aspetto di contenuto ha più probabilità di essere trasmesso con un modulo numerico, e quello di relazione con un modulo analogico.
L’uomo deve combinare questi due linguaggi (come trasmettitore e come ricevitore) e continuamente tradurre dall’uno all’altro, il che comporta inevitabilmente degli errori.

L’interazione complementare e simmetrica
Le relazioni tra individui possono essere basate sull’uguaglianza o sulla differenza. Nel caso dell’uguaglianza, gli individui che interagiscono tendono a rispecchiarsi l’uno nel comportamento dell’altro e danno luogo ad un’interazione simmetrica. Nel caso della differenza il comportamento di un partner completa quello dell’altro e costituisce un tipo diverso di Gestalt (forma) comportamentale, si avrà allora un’interazione complementare. Nella relazione complementare si hanno due diverse posizioni: una posizione superiore, primaria che viene chiamata one-up e la corrispondente inferiore, secondaria, chiamata one-down.. Questi termini non implicano una valutazione come buono, cattivo, forte o debole, semplicemente definiscono il tipo di relazione che si può creare tra due individui. La relazione tra due studenti è una relazione simmetrica, la relazione insegnante-allievo è una relazione complementare. In una relazione, due diversi comportamenti che si sono adattati ai rispettivi ruoli, sono interdipendenti, cioè si richiamano a vicenda. Un individuo non impone ad un altro una relazione complementare, ma piuttosto ognuno di loro si comporta in un modo che presuppone il comportamento dell’altro e nello stesso tempo gliene fornisce le ragioni.
Tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza.

In sintesi: l’impossibilità di non comunicare rende comunicativa qualsiasi situazione interpersonale. La comunicazione che ne risulta avviene a un duplice livello: di contenuto e di relazione; e con un duplice linguaggio: numerico e analogico che deve essere continuamente tradotto. Durante l’interazione, che può essere caratterizzata dall’uguaglianza o dalla differenza, i partecipanti avranno l’impressione di reagire alle azioni dell’altro e/o di provocarle.

Bibliografia:

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– Contesti formativi e didattica della comunicazione – Edizioni del Sud, Modugno (Ba), 1995

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