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Le assenze
di Patrizia Mattioli Ci sono molti modi per fare assenze o, come dice la norma, “..per contravvenire alla regola dell’assiduità.”…
di Patrizia Mattioli Ci sono molti modi per fare assenze o, come dice la norma, “..per contravvenire alla regola dell’assiduità.” alcuni più evidenti, altri meno. E’ un fenomeno che si è sicuramente modificato nel tempo. Se fino a pochi anni fa era messo in pratica da un numero limitato di studenti, all’insaputa delle famiglie e […]

di Patrizia Mattioli

Ci sono molti modi per fare assenze o, come dice la norma, “..per contravvenire alla regola dell’assiduità.” alcuni più evidenti, altri meno. E’ un fenomeno che si è sicuramente modificato nel tempo. Se fino a pochi anni fa era messo in pratica da un numero limitato di studenti, all’insaputa delle famiglie e per lo più finalizzato add evitare specifici compiti o interrogazioni, oggi l’assenteismo ha caratteristiche più ampie e trasversali, praticato non soltanto da quelli che tradizionalmente venivano etichettati come studenti che “avrebbero la capacità ma non si impegnano”, ma da una fetta più ampia della popolazione scolastica con livelli sempre più sofisticati di realizzazione.

Diversi tipi di assenze
Consideriamo alcuni comportamenti, che pur non essendo vere e proprie assenze, tendono ad essere strumentalizzate e diventano assenze strategicamente programmate (quelle che si riferiscono per esempio a controlli medici o problemi di salute). Oppure le assenze che interrompono la vita scolastica e che sono diventate una ricorrenza dell’anno scolastico italiano al pari delle festività e che si avvicendano generalmente nella prima parte dell’anno scolastico: le occupazioni, le autogestioni, le manifestazioni, che se da una parte sono giustificate da motivi contingenti (proteste nei confronti della scuola per motivi specifici, rivendicazione del diritto ad approfondire gli interessi degli studenti, protesta verso norme o avvenimenti del momento), dall’altra sembrano coprire, anche qui strategicamente, tutta una serie di problematiche personali che hanno così più tempo di essere elaborate. Consideriamo per esempio le varie difficoltà di farsi carico dell’impegno scolastico sia in termini di lavoro che di relazioni.

Il comportamento assenteista
Nella letteratura sull’argomento si legge che il comportamento assenteista si sviluppa secondo un processo preciso che può essere osservato per fasi.

Nella prima fase o dell’iniziazione, lo studente si comincia a fare una mappa della situazione scolastica prendendo le misure dei controlli che vengono effettuati sulle assenze e si regola di conseguenza apprendendo per imitazione quello che fanno i veterani, quindi comincia a fare assenze prima con i professori che non segnano gli assenti, per poi avventurarsi in assenze più rischiose sfruttando comunque le falle dell’organizzazione. Sembra che questa sia una fase che per molti studenti rimane l’unica e una volta che hanno dimostrato a se stessi di poter evadere la regola, il comportamento assenteista rientri.

Nella seconda fase o di consolidamento in cui lo studente ha capito che può farla in barba al sistema e si mantiene questo vantaggio utilizzando il comportamento assenteista di tanto in tanto. Questo vieneconsiderato un assenteismo leggero che prevede pochi giorni di assenze al mese che si mantengono più o meno costanti nel corso dell’anno. Questo tipo di assenteismo viene considerato adattativo ovvero consente allo studente di gestire e rispettare le esigenze formali della scuola, mantenendosi un margine di libertà.

La prima e la seconda fase secondo la letteratura caratterizzerebbero non solo il tipo di assenze, ma anche la qualità del problema che ne è alla base cioè la gestione dell’intreccio di problematiche scolastiche e personali in situazioni comunque di equilibrio.

Nella terza fase o di distanziamento e ubiquità lo studente comincia a prendere una graduale distanza dalla scuola e le sue assenze assumono dimensioni più rilevanti, diversi giorni al mese intervallati da continui ritardi. Lo studente rinuncia ad andare a scuola oppure ci va ma non frequenta le lezioni oppure frequenta solo alcune lezioni scelte in base a interessi personali del momento (per l’argomento della lezione oppure per l’amico o la ragazza che frequernta quella lezione, ecc..).

Qui non si tratterebbe più di una forma di adattamento tra problematiche scolastiche e personali, ma di situazioni francamente patologiche dove l’opposizione alla regola della frequenza è evidente e i motivi che la sottendono possono anche essere accompagnati da comportamenti devianti come il furto o lo spaccio di droghe

Nell’ultima fase o di assenteismo di rottura, lo studente interrompe definitivamente i rapporti con la scuola. Due vengono considerate le cause ddella rottura. Una depressione cronica, e/o le attività parallele dello studente devianti o meno.


Comprendere l’assenza
Questa suddivisione del comportamento assenteista è senza dubbio molto interessante anche se rischia di essere puramente descrittiva se non inserita nel contesto in cui le assenze si manifestano. E’ evidente che un ruolo importante nell’evoluzione verso una fase successiva o meno è determinata dalla risposta che l’ambiente scolastico e quello familiare esprimono verso l’assenza. Soprattutto nei casi in cui questa è una richiesta di aiuto che non solo non viene accolta, ma viene controllata e repressa. Questo da solo dà ragione del fatto che il messaggio si deve fare più forte se quello precedente non ha avuto seguito.

Come vedremo la repressione e il controllo sono le modalità principali con cui è stato affrontato il problema. Se da una parte controlli efficaci possono dare allo studente il senso che sia importante e ricercata la sua presenza a scuola, dall’altra controllare e reprimere l’assenza senza una precisa strategia di avvicinamento e comprensione, contribuisce ad aumentare la distanza tra scuola e studente (come anche quella tra famiglia e studente), distanza che è poi sempre più difficile da recuperare. Lo studente sentirà la scuola sempre più lontana e ostile e il suo comportamento di allontanamento sarà coerente con questo sentire. Probabilmente le attività, devianti o meno, che il ragazzo intraprende, potrebbero essere considerate secondarie e non causa del suo allontanamento: il ragazzo deve trovarte una definizione al di fuori della scuola (e della famiglia), che non lo riconoscono e lo farà nelle situazioni che lo faranno sentire più a suo agio.


Un perché alle assenze
L’argomento assenze, è stato prevalentemente studiato per quel che concerne le possibilità di controllare e contenere il fenomeno e meno per comprenderlo. Per questo molta della letteratura si è focalizzata sugli aspetti più concreti del problema: l’informatizzazione dei controlli, il calcolo e la classificazione delle assenze, le lettere di richiamo e di informazione alle famiglie degli studenti che si assentano. Un approccio rimasto ancorato all’idea che l’assenza sia illegittima e messa in pratica da pochi, mentre i dati statistici più recenti, dicono che le assenze di oggi sono numerose, ricorrenti e messe in atto da sempre il maggior numero di studenti.

L’informatizzazione del controllo delle assenze non spiega la ragione che spinge gli studenti ad assentarsi. E’ un controllo automatico che riduce l’alunno ad un numero e, come l’analisi per fasi del comportamento assenteista, non si pone il problema di spiegare le motivazioni.

Alcuni approcci più attuali sottolineano l’importanza del recupero del progetto educativo dello studente attraverso l’identificazione della topologia, delle motivazioni e della durata delle assenze, al di là di qualsiasi prospettiva di controllo.

Siamo d’accordo sul fatto che seguire lo studente significhi inserire le sue assenze in un quadro di riferimento che tenga conto della rete di relazioni all’interno della quale l’assenza si verifica e perciò il rapporto con gli insegnanti, con i compagni e con i genitori.


Le ragioni più frequenti
Facendo riferimento alla letteratura e alla personale esperienza lavorativa, possiamo forse stilare un elenco delle motivazioni più comunemente riconosciute essere alla base del comportamento assenteista.

Per alcuni studenti, l’assenza sembra essere una forma di demarcazione dalla famiglia (avere un periodo di tempo tutto per sé fuori dal controllo familiare), oppure una forma indiretta di richiesta di aiuto (lo studente si assenta più o meno consapevole del fatto che le sue assenze non saranno ignorate e che i genitori lo verranno a sapere dagli insegnanti),o ancora, il sintomo di un altro problema. Per alcuni studenti il carico di lavoro sia a casa che a scuola è avvertito come eccessivo e qualche giorno di assenza consente loro di recuperare energie e rimettersi in paro con i programmi. Anche il numero elevato di materie sembra rientrare tra i motivi che qualche volta tengono gli studenti fuori dalla scuola: le troppe materie comporterebbero un apprendimento superficiale e meccanico di grandi quantità di informazioni e l’impegno che questo comporta non lascia spazio per altri interessi. Ovvero l’assenza è un modo per non essere fagocitati dal sistema e perdere di vista quelli che sono gli interessi personali.

Seguendo ancora la letteratura esistente, un altro motivo sembra essere la noia. A detta degli studenti e anche di alcuni docenti, molti insegnanti non sanno trasmettere la passione per la loro materia, o meglio non sanno entrare in relazione con i propri studenti e la lezione si risolve in una sequenza di informazioni meccaniche difficili da acquisire.

Ancora la mancanza di uno spazio dedicato alla comunicazione e alla conoscenza reciproca, alla considerazione dei propri interessi e delle proprie caratteristiche personali, rende a volte lo spazio scolastico un luogo troppo stretto dal quale ogni tanto ci si deve allontanare.

Infine e non certo per ultimo, il problema della valutazione, la paura del voto, di essere interrogati, l’insicurezza di fornire una prestazione che sia all’altezza della situazione, dunque la paura di essere valutati non all’altezza della situazione,incapaci, inadeguati, di essere definiti in negativo, la paura di affrontare l’emergere di tutti questi stati emotivi. Il non saper ancora distinguere tra voto (sulla prestazione) e giudizio personale (derivato dal voto) e non essere aiutati in questo dagli insegnanti e dai genitori.

L’eccessiva preoccupazione per la valutazione mi sembra un aspetto su cui vale la pena dilungarsi un pò.

Una relazione insicura con insegnanti e genitori sembra il presupposto di questo tipo di preoccupazioni. Più la relazione è caratterizzata da una comunicazione incompleta, più il rapporto sarà caratterizzato dalla preoccupazione di “essere all’altezza di”.

I comportamenti di un adolescente a scuola, possono essere considerati come l’espressione di modalità specifiche di attaccamento, che dunque hanno avuto origine in specifiche atmosfere familiari create dai rispettivi genitori, ma che vengono attivati a scuola da altrettando specifici climi scolastici (1) .

Come dice Bowlby, una relazione insicura con le proprie figure di riferimento, che siano i genitori o altri adulti di riferimento (in questo caso gli insegnanti), per il ragazzo si pone il problema di mantenere un’attaccamento (per un adolescente ovviamente non parliamo di attaccamento in termini di prossimità fisica, ma di attaccamento in termini di approvazione e sostegno, considerazione, fiducia.) con figure che risultano imprevedibili o rifiutanti (2), il motore del suo comportamento non sarà tanto quello di apprendere e verificare il proprio apprendimento, quanto quello di essere all’altezza di nel tentativo di adattarsi alle caratterisitiche dell’ambiente e massimizzare le possibilità di essere apprezzato, sostenuto, riconosciuto ecc.

In queste condizioni le strategie che il ragazzo può adottare per arrivare al suo scopo saranno due: quella dell’evitamento (il ragazzo evita di mettersi in quelle situazioni che sente potenzialmente pericolose rispetto al giudizio degli insegnanti nei suoi confronti attraverso varie forme di opposizione tra cui anche l’assenza ) e quelle dell’adesione (il ragazzo cerca di aderire alle aspettative che sente su di lui da parte di genitori e/o insegnanti, rinunciando ad altri suoi bisogni e per poter mantenere questo standard ogni tanto se ne deve andare, fino ai casi estremi in cui si allontana in maniera improvvisa e massiccia).

(1) Questo come abbiamo detto, vale anche per gli insegnanti, che in quanto adulti,
      hanno modalità più strutturate in un significato personale per esprimere la loro
      modalità di attaccamento.

(2) Per un adolescente molti comportamenti dell’insegnante possono essere vissuti come
      rifiutanti. Il termine va inteso in un’accezione ampia che comprende comportamenti che
      possono andare dall’aperto rifiuto dei comportamenti dello studente, alla semplice
     disattenzione e/o non riconoscimento delle sue caratteristiche individuali.

Un questionario sulle assenze
Nell’anno scolastico 2003-2004 è stato somministrato un questionario sulle assenze (vedi più avanti), su un campione di studenti di un liceo scientifico romano, 30 classi (su 38 dell’istituto) per un totale di 593 studenti di cui 300 femmine e 293 maschi.

Risultati:
Le risposte alla prima domanda (Ti capita o ti è capitato di non avere voglia di andare a scuola?) indicano che rispetto alla maggior parte degli studenti (85% circa) che provano avversione verso l’andare a scuola, ma soltanto una parte di loro (il 38% circa) mette in atto un’assenza, nella maggior parte dei casi con il consenso della famiglia (domanda n°2).

Alla domanda numero 3 ..quando non hai voglia di andare a scuola di solito è perchè..?

La risposta più scelta come prima è .non hai fatto i compiti e non sei in grado di affrontare un compito o un interrogazione.

E’ un risposta che possiamo quasi dare per scontata, sembra verosimile che la maggior parte dei ragazzi che non vuole andare a scuola è perché non ha studiato e ha paura di essere scoperto. Anche se noi la consideriamo in una sequenza che non va necessariamente in questa direzione: uno studente non ha voglia di studiare e poiché non ha studiato evita di andare a scuola e/o non ha voglia di andare a scuola e questo fa scattare la molla del non studiare a questo punto è il non fare i compiti ad essere una conseguenza e non la causa, questo cambia un pò le cose e ci fa naturalmente chiedere come mai quel ragazzo non ha voglia di andare a scuola.Mentre per la prima sequenza viene quasi automatica la risposta del perché uno studente non studia: “non si vuole impegnare”, “è uno scansafatiche”, “è un immaturo” ecc, viene meno di mano rispondere alla domanda: “perché questo studente non vuole andare a scuola”. Lo scarso impegno aiuta poco e la risposta va più cercata nelle relazioni scolastiche, il che comporta un certo impegno da parte di chi analizza la questione.

 

Il caso di Giorgio
Qualche anno fa è venuto al Centro di Ascolto un ragazzo del secondo anno, dietro insistenza di un insegnante e di suo padre, che voleva interrompere la scuola: non aveva più voglia di studiare e aveva perso interesse nella scuola. Questo cominciava a creare qualche problema nel suo rendimento scolastico e nel rapporto con i professori. Quando abbiamo approfondito l’argomento insieme, è venuto fuori che lui in verità aveva paura di venire a scuola perché era continuamente oggetto di scherno da parte di alcuni compagni di classe e si sentiva molto vulnerabile rispetto a loro dal momento che non poteva chiedere aiuto agli insegnanti che l’avrebbero accusato di avere sempre qualche scusa per non studiare (cosa per altro già successa); oltre a questo a casa succedeva che suo padre lo seguiva con i compiti e nel tentativo di spronarlo, lo rimproverava di continuo di non essere abbastanza bravo in matematica, di essere lento e insicuro, portando se stesso come esempio da seguire e poiché il ragazzo ammirava molto il padre aveva ormai il senso di averlo deluso per non essere come lui e non poterlo mai diventare tanto da avere voglia di rinunciare ad essere qualsiasi cosa di diverso da suo padre. Con Giorgio, così si chiamava il ragazzo, abbiamo ricostruito soprattutto gli episodi con il padre e l’aspetto più importante è stato il riuscire da parte sua a prendere le distanze dal punto di vista paterno, e riconoscersi caratteristiche diverse e non per questo meno valide.

Ma al di là di come si sono risolte le cose, il caso di Giorgio, è solo uno dei casi in cui il fare i compiti e l’andare a scuola possono essere in relazione tra loro in maniera complessa.

Anche volendoli considerare nella relazione più comunemente accettata, questa da sola non dice nulla del perché uno studente arriva a non prepararsi per quello che dovrebbe essere uno dei più importanti tra i suoi impegni. Considerando sacrosanto che uno studente abbia ogni tanto periodi di svogliatezza e apatia verso lo studio e la scuola. Ma quando questo è motivo ricorrente di allontanamento dalla scuola, di distrazione dello studente che non ricorda quello che gli è statoassegnato è forse il caso di capire meglio da cosa nasce questa svogliatezza, di entrare meglio in quelle che dall’esterno sembrano soltanto immaturità e superficialità.

Si dice spesso che uno studente in difficoltà è un adolescente in difficoltà e si rinvia il problema alla situazione familiare, alla storia del ragazzo, ecc,

In effetti la scuola è uno dei campi in cui facilmente si generano conflitti tra genitori e figli. O meglio è uno dei campi in cui più facilmente si esprimono. Le aspettative dei genitori sia quelle espresse che quelle non verbalizzate giocano un ruolo importante nell’impegno scolastico dell figlio. E’ qui molto difficile per il genitore trovare la dimensione giusta tra il suo essere una figura di riferimento, il lasciare spazio e il dare indicazioni sul modo e il tempo da dedicare allo studio. Problemi nel rapporto con i genitori si rifletteranno sull’andamento scolastico.

Ma qualsiasi problema dello sviluppo non può non tirare in ballo la scuola e i rapporti significativi che lo studente stabilisce con gli insegnanti, con i compagni ecc, buona parte del suo tempo lo trascorre a scuola. E’ intuitivo che lo stato d’animo di uno studente sarà diverso se l’insegnante con cui ha a che fare è severo e giudicante o comprensivo e tollerante.

In sostanza anche serie difficoltà familiari, da sole non giustificano completamente il non impegno scolastico, tanto meno la non assiduità. Ci deve essere una qualche forma di non adattamento per rifuggire la scuola che altrimenti potrebbe diventare un porto sicuro in cuirifugiarsi e avere effetti compensatori ed equilibranti rispetto alle eventuali tensioni familiari.


Il caso di Andrea
Andrea ha 14 anni e ha iniziato il liceo scientifico da pochi mesi. La mattina si prepare per andare a scuola, esce di casa, scende i due piani di scale, quando arriva al portone del palazzo si piega in due per i dolori addominali, sta troppo male, non può andare a scuola. Doveva essere interrogato in matematica e invece risale a casa. Non è la prima volta che gli succede e ogni volta nei giorni in cui deve sostenere una prova a scuola, è chiaro per tutti a casa come queste due cose siano in relazione: il solo pensiero di dover sostenere una prova gli crea una forte tensione che culmina con i dolori addomiali e migliora lentamente man a mano che si allontana il pericolo di andare a scuola, Da quando ha iniziato il liceo sono più i giorni di assenze che le presenze, rischia già di essere bocciato solo per questo. E’ la mamma che viene a parlarne al Centro di Ascolto. Come mamma soffre a vedere suo figlio in quelle condizioni e non se la sente di mandarlo a scuola lo stesso. Sente anche il peso della responsabilità, anzi lei dice della colpa di quello che succede ad Andrea, deve avere sbagliato qualcosa. Anche Andrea da parte sua, si sente in colpa per i problemi che crea in casa con i suoi malesseri (il padre si arrabbia e minaccia punizioni, la madre piange e la sorellina le va dietro). Ad una prima analisi e rimanendo nell’argomento scuola, si può ipotizzare che Andrea abbia un problema nel rapporto con gli insegnanti e che questo contribuisca a creare le condizioni in cui si scatena la crisi. Approfondendo la madre mi dice che nel parlare della scuola Andrea si esprime spesso con frasi del tipo”a loro di me non gliene frega niente” riferendosi agli insegnanti oppure “non ce la faccio ad andare avanti”. Forse Andrea soffre particolarmente della mancanza di una relazione diretta con gli insegnanti, è difficile in pochi mesi adattarsi ad una realtà così diversa da quella che ha lasciato alla scuola media. Va anche detto che il rapporto insegnante-studente al liceo, è tendenzialmente diverso da quello che si è stabilito alle medie. A mio parere viene dato poco spazio, all’inizio, alle relazioni interpersonali.

Dicevo che forse Andrea sente in particolare la mancanza di una buona relazione con gli insegnanti, che non ce la faccia a sostenere gli impegni scolastici in una relazione (con gli insegnanti appunto) in cui sembra sentirsi ignorato, per Andrea evidentemente il non poter sperimentare rapporti diretti con loro equivale a sentirsi ignorato, con questo vissuto è difficile per lui mettersi in gioco, esporsi nelle prestazioni scolastiche.

Forse Andrea ha anche un problema in famiglia, per esempio la paura di deludere i genitori forse un po’ di più il padre, sente delle aspettative alte sul suo rendimento scolastico e questo di per sé alza il livello dell’attivazione emotiva, il non poter contare poi su un riconoscimento a scuola evidentemente amplifica il potenziale di rischio nell’interrogazione: il rischio di essere disapprovati, criticati, giudicati inadeguati, ecc. Quello che da fuori può sembrare una mancanza di impegno (gli insegnanti in fondo vedono solo che il ragazzo non si presenta alle prove) è un tentativo maldestro di mantenere alta l’opinione degli altri o almeno di contenere i danni: meglio essereconsiderato immaturo e superficiale, piuttosto che poco intelligente o incapace. E’ importante in questi casi che gli insegnanti siano informati delle difficoltà dei loro studenti, per questo è importante che si stabilisca una comunicazione, una relazione tra insegnanti e genitori che vada al di là dello scambio di informazioni sulle valutazioni scolastiche.

Torniamo al questionario. Le risposte alla domanda n°4 ci danno un quadro orientativo di come viene speso il tempo rubato alla scuola e alla famiglia, e nello stesso tempo ci dicono che la metà circa degli studenti (48,7%) non ha mai fatto assenze senza prima dirlo ai genitori. Le famiglie vengono in ogni caso informate nel 77,5% dei casi o subito, o al rientro a casa (domanda n°6). Queste risposte sembrano in linea con quanto lamentato dagli insegnanti: i genitori nella maggior parte dei casi conoscono il comportamento assenteista dei figli. Non sappiamo quanto in effetti lo sostengano.

Il caso di Francesco
Qualche anno fa è venuta al centro di ascolto la mamma di uno studente di terzo liceo. Durante un colloquio con l’insegnante di filosofia era venuta a sapere che suo figlio Francesco era spesso assente da scuola e lei non ne sapeva nulla. Il ragazzo scoperto ha confessato le sue assenze senza riuscire a darne un motivo coerente, l’unica cosa che sapeva dire era che quando arrivava davanti alla scuola sentiva l’impulso ad andarsene ed era quello che faceva. Il tempo scolastico, dal momento che non poteva tornare a casa, il ragazzo lo trascorreva girando la città sugli autobus senza una meta precisa. Con la madre abbiamo ricostruito insieme che probabilmente le fughe da scuola erano in relazione ad alcune difficoltàdel giovane a rapportarsi con i coetanei e con gli insegnanti e che forse questo era un aspetto da approfondire direttamente con lui, nel frattempo però, prima che il ragazzo si cacciasse nei guai era necessario che la famiglia fosse tollerante rispetto al suo bisogno di non andare a scuola e che gli fosse consentito di tornare o di rimanere a casa. L’appoggio dei genitori ha tranquillizzato il ragazzo che, non essendo più costretto ad andare a scuola, si sentiva anche più libero di andarci e affrontare meglio le difficoltà di inserimento.

Questo è sicuramente uno dei casi in cui la famiglia sostiene l’assenza del figlio, per proteggere il figlio da se stesso, ma anche da disagi scolastici quando capita che vengano poco riconosciuti a scuola.

La maggior parte degli studenti però, come abbiamo visto, preferisce informare personalmente i propri genitori della futura o della avvenuta assenza. E’ in gioco il proprio senso di onestà, spensieratezza e serenità (domanda 7). Mentire ai propri genitori genera nella maggior parte dei casi sentimenti di colpa e di disonestà.

C’è un’incongruenza tra le risposte alla domanda 2 e risposte alla domanda 5. Gli studenti che descrivono le assenze “illegali” della domanda 5, sono molti di più di quelli che dichiarano di assentarsi da scuola senza dirlo ai genitori. Possiamo considerare che non fosse chiaro il senso della domanda e che molti abbiano risposto riferendosi a quello che capita più spesso e non a quello che capita nelle assenze. Per questo consideriamo i risultati più come andamento dei dati che come percentuali effettive.

Totale studenti = 593
F = 300
M =293

1) Ti capita o ti è capitato di non avere voglia di andare a scuola?
A) Spesso
B) Qualche volta
C) Raramente
D) Mai
Non risponde = 1

2) Quando non hai voglia di andare a scuola come ti comporti? (Segna solo una voce)
A) Ci vai lo stesso: la scuola è un impegno che va rispettato
B) Ne parli con i tuoi genitori che ascoltano i tuoi motivi e ti permettono di stare a casa
C) Ne parli con i tuoi genitori che però ti mandano a scuola lo stesso
D) Non ne parli con i genitori tanto non capirebbero e vai a scuola anche se malvolentieri
E) Decidi di non andare a scuola senza dirlo ai tuoi genitori
Non risponde = 1

3) Quando non hai voglia di andare a scuola di solito è perché..?
(Scrivi l’ordine di importanza delle motivazioni elencate considerando 1=la più importante e
5= la meno importante)
A) ..a scuola hai problemi con uno o più compagni di classe
B) .a scuola hai problemi con uno o più insegnanti
C) .non hai studiato e non puoi affrontare un compito o un’interrogazione
D) .hai studiato ma hai lo stesso paura di affrontare un compito o un’interrogazione
E) .andare a scuola non ti piace ma non hai ancora capito bene il perché
F) ha sonno
G) altro (deve studiare, alcune lezioni sono noiose, c’è sciopero..)

 
4) Se fai (o hai fatto) assenze senza dirlo ai tuoi genitori, come trascorri le ore in cui
dovresti essere a scuola? (Segna la voce prevalente)
A) Giri senza una meta precisa
B) Ne approfitti per fare cose che normalmente non ti sono permesse
C) Torni a casa tanto i tuoi sono al lavoro
D) Mai fatto assenze senza dirlo ai genitori
E) Altro (studia, esce con gli amici, va a fare shopping, ecc..)
F) Non specifica
Non risponde = 8

5) In che momento di solito decidi di non andare a scuola?  (Segna la voce prevalente)
A) Prima di uscire di casa
B) Durante il tragitto per andare a scuola
C) Quando arrivi davanti a scuola
D) Il giorno prima
E) In ogni momento
F) Non ha mai fatto assenze
Non risponde = 28

 
6) Quando poi torni a casa…
A) .dici la verità ai tuoi genitori
B) .dici una bugia ma li metti al corrente del fatto che non sei andato/a a scuola
(per es. dici che sei arrivato tardi, oppure che a scuola c’era un’assemblea, oppure che c’era
sciopero, ecc.)
C) .non dici niente per paura delle loro reazioni (rabbia, stupore, indifferenza, delusione,..)
D) I genitori sono stati informati prima di fare l’assenza
E) Altro (fa quello che vuole, è autonomo e responsabile, non ha mai fatto assenze..)
Non risponde = 34

7) Se hai detto la verità ai tuoi genitori dopo come ti senti? (una sola scelta)
A) sollevato    B) sereno/a    C) onesto/a    D) responsabile    E) adeguato/a
F) scoperto/a    G) indifferente    H) in colpa
Non risponde = 93

8) Se non hai detto la verità ai tuoi genitori dopo come ti senti? (una sola scelta)
A) in colpa    B) bugiardo/a    C) disonesto/a    D) inadeguato/a
E) irresponsabile F) tranquillo/a G) determinato/a H) indifferente “>E) irresponsabile   F) tranquillo/a   G) determinato/a   H) indifferente 
Non risponde = 155

9) Cosa dicono gli insegnanti delle tue assenze?
A) Non dicono niente perché le tue assenze sono nella norma
B) Ti hanno fatto notare che sei mancato/a in diverse occasioni
C) Ti hanno rimproverato perché hai fatto davvero troppe assenze
D) altro
Non risponde = 30

 
10) Come ti senti nei confronti degli insegnanti? (solo per chi ha risposto B o C alla domanda 9)
A) in colpa    B) intimorito    C)indifferente    D) innocente    E) tranquillo
F) altro 

11) I tuoi genitori sono mai stati avvertiti delle tue assenze?
 
                         SI                        NO
Non risponde = 3

 
12) Se hai risposto sì, la comunicazione ai genitori.
A) .ti ha creato problemi con loro che non sapevano nulla e si sono arrabbiati
B) .è stata l’occasione per parlare con loro delle difficoltà che ti hanno allontanato
dalla scuola
C) .non ha cambiato nulla perché erano già informati sulle tue assenze
D) .ha cambiato il loro atteggiamento perché si sono resi conto che le assenze potevano
danneggiarti
E) .non è successo niente perché non la hanno mai ricevuta