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La Pragmatica della comunicazione umana nell’ottica cognitiva costruttivista.di Gabriella Paglia Perché mio figlio, mia figlia non parla con me?Perché questo…
La Pragmatica della comunicazione umana nell’ottica cognitiva costruttivista.di Gabriella Paglia Perché mio figlio, mia figlia non parla con me?Perché questo ragazzo, questa ragazza a scuola si isola?Spesso genitori ed insegnanti si trovano a porsi tali interrogativi e molto spesso la risposta è :  “non è socievole, è introverso , ha dei problemi”.Si, molto probabilmente queste  […]

La Pragmatica della comunicazione umana nell’ottica cognitiva costruttivista.
di Gabriella Paglia

Perché mio figlio, mia figlia non parla con me?
Perché questo ragazzo, questa ragazza a scuola si isola?
Spesso genitori ed insegnanti si trovano a porsi tali interrogativi e molto spesso la risposta è :  “non è socievole, è introverso , ha dei problemi”.
Si, molto probabilmente queste  sono spiegazioni valide. Tuttavia se allarghiamo l’ottica di osservazione potremmo chiederci anche, ma soprattutto: chi è questo ragazzo? Quale senso di sé ha costruito fin’ora?
Il senso di sé, in riferimento al modello cognitivista-costruttivista, si esplica  nel momento in cui la persona avverte il senso di continuità ed unicità come punto di riferimento attorno al quale organizza la propria esperienza in relazione agli altri. E’ un processo che si avvia a partire dalle prime relazioni con le figure di attaccamento, si esplica per tutto l’arco evolutivo dell’individuo e trova nell’adolescenza  il suo punto cruciale.

Questo periodo di vita  è caratterizzato da cambiamenti così rapidi e vistosi  che possono essere considerati vere e proprie perturbazioni al senso di sé infantile :
 1) trasformazioni fisiche( il corpo che cambia).
 2) trasformazioni fisiologiche (maturazione sessuale) .
 3)trasformazioni cognitive( pensiero ipotetico-riflessivo).
Prendiamo in considerazione quest’ultimo aspetto. Il ragazzo, a differenza del periodo infantile, si pone delle domande sugli eventi della vita e su se stesso:” Chi sono io?”,” Come mi vedono gli altri?”, “ Piaccio ai  ragazzi/ragazze?”. Egli va costruendo un’immagine di sé non ancora ben delineata e, dunque, più vulnerabile al giudizio degli altri. Questo lo porta inevitabilmente ad allontanarsi dalla certezza di una realtà univoca rappresentata dalla famiglia  rivolgendosi soprattutto al gruppo dei pari, ad  altre realtà .Si sperimenta  nella costruzione di un nuovo senso di sè, più articolato e complesso rispetto al sé costruito durante l’infanzia  sia  imponendo propri significati sia adattandosi a temi di vita fornitigli dall’ambiente in cui vive. In questa ottica possiamo considerare  il comportamento del ragazzo come l’espressione di una situazione interpersonale in cui egli influenza ed è influenzato dagli altri (attraverso modelli di interazione costruitisi sin dalle prime esperienze relazionali con figure significative) e rappresenta l’espressione del proprio sentirsi nel mondo in un preciso momento di vita.

Se vogliamo comprendere il significato di una relazione occorre osservare il “contesto” in cui si verifica ; il termine contesto abbraccia una vasta gamma di variabili: geografiche, culturali, relazionali-affettive ( genitori-figlio; insegnante-alunno; medico-paziente, amico-amico; ecc.).
Nel comunicare con l’altro ci esprimiamo sia attraverso il modulo numerico  (linguaggio verbale) sia attraverso il modulo analogico ( non verbale, quale : postura,  mimica, sguardo, distanza, tono ed inflessione della voce) .La semantica della relazione è determinata  in grande misura dal modulo analogico per esprimere sentimenti, percezione di sé; tuttavia essa presenta il limite dell’ambiguità. Proprio per questo spesso notiamo nei ragazzi comportamenti incomprensibili e diciamo di loro :“ non lo capisco, si chiude, non parla, non comunica”. Se allarghiamo lo sguardo agli altri aspetti della comunicazione sopra citati ,e diamo un significato al  “non parlare”, ci accorgiamo che il ragazzo ci sta comunque comunicando qualcosa. Il primo assioma della pragmatica della comunicazione umana in questo caso contempla che il non parlare è una comunicazione ben precisa: ovvero “ Non si può non comunicare”. l’attività o l’inattività, le parole, il silenzio di chi ci sta di fronte  hanno tutti valore di messaggio;  ci influenzano e noi non possiamo non avere  un comportamento . L’altro ci dice comunque qualcosa di se stesso , qualcosa di noi e degli altri; qualcosa sul modello comunicativo relativo a quel contesto. Può sentirsi frustrato per un obiettivo non raggiunto, non  compreso, impotente nel gestire certe situazioni: famigliari, scolastiche,  gruppo dei pari,ecc. In questo caso potremmo chiederci: come io mi vedo in relazione a te, in questo momento; come vedo te rispetto a me. Alla base di questo  modo di porsi vi è una lettura degli eventi soggettiva, così come viene formulata dal modello cognitivista-costruttivista; secondo questa ottica, ogni persona, a partire dalle prime fasi della vita, organizza il proprio Sé  interagendo con il mondo esterno, assumendo, così una propria prospettiva nella lettura della realtà.  

Il significato che noi diamo agli eventi dipende dal modo in cui abbiamo organizzato la nostra conoscenza del mondo, la quale, dunque, sarà diversa da persona a persona. Se partiamo da questa premessa potremo essere più consapevoli della diversità di punti di vista nell’ambito della comunicazione; e soprattutto la nostra identità trova convalida  all’interno di una dimensione intersoggettiva in cui, per sentirci consistenti diventa indispensabile percepirla come positiva, perlomeno abbastanza da poter essere convalidata . Ecco perché  avvertiamo benessere o malessere nella relazione con l’altro. Il disaccordo può provocare tre tipi di reazioni descritte nel secondo assioma della pragmatica della comunicazione umana .Così quando l’adolescente protesta in seguito al rifiuto da parte dei genitori di uscire fino a tardi la sera implicitamente sta cercando di definire se stesso attraverso l’indipendenza; oppure quando protesta in seguito al rifiuto di una richiesta da parte dell’insegnante implicitamente sta cercando di definire se stesso. Possiamo reagire  alla sua richiesta : a) accettando la definizione di sé (CONFERMA); b) possiamo non essere d’accordo con il contenuto della richiesta supportandola con una motivazione (NEGAZIONE del contenuto) ; c) possiamo cambiare discorso e non considerare né il contenuto né le motivazioni che la sottendono ( DISCONFERMA). In quest’ultimo caso la disconferma è totale e sicuramente avrà una risonanza  negativa sulla relazione e sull’autostima del ragazzo.

Entrare in relazione con un adolescente non sempre è facile; tuttavia  possiamo essere empatici  e riconoscere un “significato” al suo atteggiamento, ad esempio riformulando verbalmente ”mi sembra di capire che in questo momento non ti va di parlare con me, per qualche tua buona ragione; quando ti va, io sono disponibile ad ascoltarti”; L’empatia viene definita da Rogers “ la capacità di mettersi nei panni dell’altro; non significa identificarsi con lui, ma essere in sintonia con ciò che sta provando per poi distanziarsene”. Oppure possiamo essere congruenti con il nostro  stato esprimendo semplicemente ”ora non ho tempo, sono stanco, ne parliamo in un altro momento”.
Altre espressioni di non impegno nella comunicazione possono essere: frasi incompiute, contraddizioni, cambiare discorso. Anche il sintomo somatico ( mal di testa, mal di pancia, ecc),  può rappresentare una espressione di disagio nella comunicazione); in questo caso il malessere può rappresentare una impossibilità o incapacità nella gestione della relazione.
La modalità comunicativa , dunque, esprime UNA RECIPROCITA’ EMOTIVA

BIBLIOGRAFIA

-Pragmatica della Comunicazione Umana, Watzlawick P.  Astrolabio, Roma, 1971
-La complessità del Se’,Guidano V.  Bollati Boringhieri, Torino 1988
-Il se’ nel suo divenire, Guidano V.  Bollatti Boringhieri, Torino 1992
-La Terapia Centrata sul Cliente, Rogers C.,Psycho, 1994