Area genitori | Le relazioni

Intervista a Veronica
di Patrizia Mattioli Veronica (45 anni) ha una figlia, Marina, che frequenta la scuola superiore. Ora Marina frequenta il terzo…
di Patrizia Mattioli Veronica (45 anni) ha una figlia, Marina, che frequenta la scuola superiore. Ora Marina frequenta il terzo anno e le cose vanno abbastanza bene, ma all’inizio del primo anno ha avuto un problema di inserimento, problema in cui si è sentita molto coinvolta anche Veronica(leggi l’intervista a Marina) Come ti sentivi all’idea […]

di Patrizia Mattioli

Veronica (45 anni) ha una figlia, Marina, che frequenta la scuola superiore. Ora Marina frequenta il terzo anno e le cose vanno abbastanza bene, ma all’inizio del primo anno ha avuto un problema di inserimento, problema in cui si è sentita molto coinvolta anche Veronica
(leggi l’intervista a Marina)

Come ti sentivi all’idea che tua figlia iniziasse la scuola superiore?
Ero contenta. Ero convinta che avessimo fatto la scelta giusta: un liceo fuori dalla zona, grande, molto conosciuto… un passaggio importante, una esperienza che si aggiungeva alla sua vita. Quando poi ho visto le sue paure all’uscita dal primo giorno di scuola… quando l’ho vista scoppiare in lacrime in macchina… mi sono sentita morire, non sapevo proprio cosa fare. Me lo sarei aspettato magari più avanti, finita l’euforia iniziale… anche se io so che lei è timida ed ha difficoltà nell’impatto con le nuove situazione… io le ho sempre fatto un po’ da scudo nelle situazioni nuove…, qui non potevo fare niente di più che consolarla e raccogliere le sue lacrime, e dirle “Martina provaci, sforzati, impegnati, vedrai che non sono tutti antipatici, sicuramente c’è qualcuno, cerca il primo contatto con una ragazza, vedrai che sarà più semplice…”, era la prima situazione in cui io non potevo intervenire.

Ti sei sentita… impotente?
Sì. Mi sono sentita assolutamente impotente, era frustrante anche per me e dopo quindici giorni le ho detto che forse poteva cambiare sezione per andare in una in cui si trovava una sua compagna delle scuole medie, o addirittura cambiare scuola, nonostante avessimo già comprato tutti i libri e questo ci avrebbe creato problemi sul piano economico. Marina a quel punto mi ha detto di no, che in qualche modo se la sarebbe cavata e così ha fatto si è impegnata per adattarsi alla nuova classe e c’è riuscita.

Forse proprio il sentirti disponibile a qualsiasi soluzione, quindi ad aiutarla, l’ha sostenuta?
Si certo. Ha sentito che ero disposta a fare qualsiasi cosa per aiutarla… io sono stata malissimo. Tutti i miei amici mi chiedevano come andava “il mio inserimento al ginnasio” perché mi vedevano soffrire come se lo stessi vivendo io piuttosto che mia figlia.

Qual’era il sentimento prevalente?
Il senso di impotenza perché la vedevo stare male e non potevo fare niente.

Come pensi di averla aiutata?
Credo parlandone,sostenendola, proponendole l’alternativa…più di questo non potevo.
Invece fino ad allora io ero abituata a proteggerla, forse troppo, magari questo è un pò anche il motivo della sua timidezza, ma essendo rimaste sole (il padre di Martina è morto diversi anni fa), ho sempre fatto scudo intorno a lei…

… hai sentito di più la responsabilità…?
… ho sentito di più la responsabilità, è sempre stata eccessivamente protetta, il ginnasio è stata la prima situazione in cui se la doveva cavare da sola…

Tu che opinione ti sei fatta del problema? Perché secondo te si è verificata quella difficoltà di adattamento per Marina?
… sicuramente per il suo carattere, per la sua difficoltà ad entrare in un ambiente nuovo… e poi probabilmente una differenza generazionale, se mia figlia avesse avuto quindici anni negli anni ’70 sarebbe stata aiutata in maniera diversa. Io ricordo che noi in quel periodo facevamo queste cose, era il periodo del femminismo, della sorellanza. Se vedevamo una ragazza isolata cercavamo di coinvolgerla, di farla scendere con noi per la ricreazione. Noi facevamo molto questo e vedo che in questa generazione c’è molto meno questo senso della sorellanza. Certo anche tra di loro c’è sorellanza, ma più che altro fra le ragazze che sono diventate amiche, per noi invece negli anni ’70 era un discorso molto generalizzato, per noi era normale cercare di aiutare tutte le ragazze.

Il fatto che ci fossero ragazze provenienti dalla stessa scuola non era importante?
Sì certo! Quelli che hanno fatto già molti anni di scuola insieme cercano di stare insieme. Io non sono d’accordo con mia figlia sul fatto che i professori non avrebbero potuto fare nulla. Non penso che non se ne siano accorti. Entrando in classe un adulto, un professore se ne deve accorgere anche perché quello è il suo lavoro.

Secondo te che cosa avrebbero potuto fare?
Forse avrebbero potuto fare dei lavori di gruppo, dividere i gruppi iniziali, scambiare i posti, farli lavorare incrociando le situazioni… tenere con to insomma delle dinamiche di gruppo. Credo che questo gli insegnanti dovrebbero farlo… per il bene di tutti gli studenti, perché non credo che solo mia figlia si sia trovata di fronte a questo problema…

… sì, l’inserimento è sempre un momento delicato…
… infatti è sempre un po’ drammatico, gli insegnanti devono essere preparati ad affrontare questa fase.

Tu hai provato a parlarne con qualche insegnante?
Sì e qui mi sono scontrata con un altro problema. Io credo che una questione importante nella scuola è quella che riguarda la relazione genitori-insegnanti. Gli insegnanti in genere ricevono due volte l’anno (una per ogni quadrimestre) e in quelle occasioni ci si trova di fronte a file interminabili di genitori che aspettano di parlare con un professore e una volta che ci riescono riescono al massimo a sapere se il figlio ha preso un quattro o un sette nella valutazione complessiva. Per il resto gli orari di ricevimento dei singoli insegnanti sono di mattina e secondo modalità incredibili. Per esempio l’insegnante di latino può ricevere il terzo martedì del mese dalle 10,00 alle 11,00, l’insegnante di greco riceve il secondo venerdì del mese dalle 12,00 alle 13,00 e così via. Praticamente un genitore lavoratore dovrebbe utilizzare le sue ferie per riuscire a parlare una volta con tutti quanti. Non è possibile prevedere il ricevimento con orari diversi? Va bene di mattina ma almeno con tre o quattro professori insieme…. Io avrei voluto parlare con gli insegnanti del problema di mia figlia, ma non mi è stato possibile per i primi due mesi per i motivi che ho detto. So che tutti i licei sono organizzati così. Io credo che si debba trovare un altro modo per avvicinare i genitori agli insegnanti.

Che consiglio daresti ad un genitore che si trovasse ad affrontare le difficoltà di ambientamento del figlio?
Di mantenere la calma e avere fiducia nelle sue capacità di farcela da solo.