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     LA RELAZIONE INSEGNANTE-STUDENTE

La strana coppia
di Patrizia Mattioli

Una relazione reciproca
Come tutte le relazioni, anche quella tra insegnante e studente è una relazione caratterizzata da un certo grado di reciprocità: insegnante e studente si influenzano a vicenda e sono entrambi responsabili dell’andamento del rapporto che costruiscono tra loro, anche se lo studente, per ovvi motivi, è meno consapevole dell’influenza che esercita sull’insegnante. I due protagonisti, pur partendo da presupposti personali differenti, costruiscono gradualmente uno spazio comunicativo comune.
Ma quali sono i presupposti con cui si incontrano studente e insegnante?

Lo studente
Lo studente arriva con tutte le tematiche che appartengono all’età adolescenziale: l’insicurezza, la paura del giudizio, la vergogna, il bisogno di accettazione e conferme, il bisogno di essere guidati senza sentirsi legati, ecc….

La sensibilità al giudizio dell’insegnante
Tra i due l'alunno è certamente quello più dipendente e sensibile ai giudizi dell'altro che non il contrario. Il giudizio dell’insegnante sarà importante su qualsiasi cosa e in qualsiasi modo lo esprima e lo sarà di più se lo studente lo ammira e lo considera un valido modello da seguire. Questo sia per la posizione che ricopre nella relazione, sia per la fase di crescita che attraversa. Impegnato nella costruzione della propria identità, egli è sempre molto attento agli atteggiamenti di valutazione che gli adulti in genere e gli insegnanti in particolare possono avere nei suoi confronti, percependo con facilità quando e quanto un insegnante è disposto a dargli fiducia e a rispettare le sue idee.

Cosa chiede lo studente
Quello che egli cerca è un riconoscimento non solo in termini scolastici, ma anche e soprattutto nelle proprie caratteristiche personali. Non può sentirsi soltanto uno dei tanti nella classe. E’ ormai riconosciuto che l’insegnante, in quanto figura adulta esterna alla famiglia, può rappresentare un riferimento importante per il processo di individuazione e per la formazione dell’immagine di sé dell’adolescente. Se vede in lui un equivalente dei suoi genitori, il giovane può trasferire su di lui i conflitti e i problemi che vive quotidianamente a casa e affrontarli meglio di come non faccia a casa.


L’insegnante
L’insegnante in genere, sa di essere un punto di riferimento importante per i suoi studenti, solo che a volte da più peso al suo ruolo di guida per lo sviluppo cognitivo e meno a quello di modello positivo di identificazione.
Egli (l’insegnante), porta a scuola i temi comuni a chi sceglie questa professione: il desiderio/bisogno di guidare e incidere sulle giovani menti, il desiderio/bisogno di suscitare ammirazione, il timore di deludere le aspettative (degli alunni, dei colleghi, dei superiori, dei genitori) date le sfaccettate aspettative riposte su di lui, il bisogno di essere confermati nel ruolo e nelle prestazioni, il bisogno di essere riconosciuti positivamente dagli studenti. Per lui l’insegnamento è una parte importante di sé.

L’importanza del giudizio dello studente
A scuola e con gli studenti sente in gioco il valore, la qualità del suo lavoro.
Lo studente preparato e attento alla lezione visto dalla parte dell’insegnante è molto gratificante anche se quei comportamenti possono non dipendere da lui. Attenzione e preparazione agiscono come un rinforzo positivo verso il suo lavoro e, forse anche su altri aspetti personali. Il disinteresse o la distrazione verso la materia possono agire invece come disconferme, come non riconoscimento di una parte importante di sé, a cui egli può reagire in vari modi a seconda delle sue caratteristiche personali: uno studente continuamente impreparato per esempio, può stimolare sentimenti di insofferenza o di particolare attenzione, o di delusione o altro nei suoi confronti.
Anche se l’identità dell’insegnante è certamente più articolata e stabile di quella dello studente, non si può negare che essa sia molto dipendente da loro (non esiste insegnante senza allievi).
Anche gli insegnanti sono dunque sensibili al giudizio dei loro studenti: l’attenzione o la distrazione, la preparazione o impreparazione sono informazioni che dalla parte dell’insegnante possono essere interpretare in termini di conferme o meno della propria capacità professionale, di riconoscimento o meno della propria autorevolezza.

Le storie personali
A questi aspetti più generali vanno aggiunte le caratteristiche e la storia personale di ognuno dei due partecipanti.
Se è naturale di fronte al comportamento di uno studente chiedersi, quale situazione familiare e affettiva abbia alle spalle, lo è di meno per il comportamento di un insegnante considerando che le rispettive vicende personali possono avere lo stesso peso nella relazione.
E’ un luogo comune che gli insegnanti debbano essere obiettivi e imparziali e lasciare fuori dalla classe le proprie vicende personali.
Evidentemente questo non è possibile. L’insegnante, come lo studente, è quello che è, perché ha una sua storia, una sua situazione familiare, una sua vita affettiva, spogliato di queste per entrare a scuola assomiglierebbe forse di più ad un automa.
Egli porta continuamente a scuola, le preoccupazioni che vive a casa (per esempio se ha un figlio adolescente), come anche le idee, i pensieri o le aspettative che appartengono ad altre aree della sua vita ed è, volente o meno, condizionato da questi. Qui è lo studente che senza saperlo può aiutare l’insegnante perché con il suo modo di essere a scuola, può fornirgli importanti chiavi di lettura o rilettura dei suoi (dell’insegnante) percorsi adolescenziali e/o delle incomprensioni che vive con il figlio adolescente.
Più utile è allora perseguire la consapevolezza dei propri stati personali, e tenerne conto quando si entra a scuola.
Questo certo vale di più per l’insegnante dal momento che per gli studenti adolescenti è ancora solo un progetto in costruzione.

Bibliografia
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